Ciao, sono Pierpaolo Ciavatta (in arte FARNESE) ho 22 anni (classe 98), vivo a Nepi (VT) e faccio musica da quando sono piccolo. Attualmente studio canto e frequento il terzo anno pre-accademico in chitarra pop-rock/teoria musicale presso il Saint Louis College of Music di Roma. Alle scuole elementari ho iniziato a scrivere le prime idee sotto forma di "poesia" ispirate agli oggetti ed ai soggetti che mi incuriosivano (come le maestre e la mia bicicletta), fino a quando nell'estate del 2012 ho sentito l'istinto di fare la prima canzone. Con il tempo scrivere è diventata un'esigenza ed un piacere. L'idea di base è quella di raccontare la modernità. Ricercare la bellezza in quest'epoca, tra programmi televisivi, giornate frenetiche e serate tra amici. Siccome è partito tutto con una voce usata in modo naturale, tanta voglia di esprimere sensazioni ed una semplice chitarra... Vorrei ridurre l'arrangiamento all'essenziale, collegare la "vecchia" musica cantautorale ai suoni moderni. Magari mixando delle chitarre effettate a synth e percussioni. Ho tantissima voglia di scrivere nuove cose e di cantarle alle persone

Video di presentazione

Brano in lingua italiana

 Viterbo

Ora che ho tutta la casa
e le parole che vanno da sole
sai viaggio con Rino che canta
e l'Italia che sogna il mondiale.

Che figo il pigiama che porti
tra i cartoni e quei capelli lisci
quella faccia da stronza che indossi
se ricordo quello che ricordi.

Ma cosa senti se pensi a noi due che guardiamo il tramonto
la finestra, un filtro nuovo
e Viterbo ci ruba le foto, per le storie un bicchiere di vino
un aereo che vole lontano, i disegni sopra il vetro
che appannato copriva le stelle e i lampioni che qui non ci sono
e i lampioni che ti fanno schifo
ma che davano luce alle foto.

Ora che ho tutta la casa e dormo ancora con le luci accese
venerdi organizzo calcetto si, che è una vita che non mi vede
e faccio una corsa in taverna, cosi poi non penso a nessuno
ci scrivo canzoni che odio e la sera che mi fanno schifo.

Ma cosa senti se pensi a noi due che guardiamo il tramonto
la finestra, un filtro nuovo
e Viterbo ci ruba le foto, per le storie un bicchiere di vino
un aereo che vole lontano, i disegni sopra il vetro
che appannato copriva le stelle e i lampioni che qui non ci sono
e i lampioni che ti fanno schifo
ma che davano luce alle foto.

E la sera ritorno in palestra
la macchina è un po' che è in riserva
e il mondiale non c'è.


Brano nel linguaggio dei territori

 

(non presente)