Iscritto alla SIAE nel 85 e cancellato l'anno dopo, scritto tantissime canzoni riguardanti i più svariati argomenti, fondatore di innumerevoli gruppi musicali e negli ultimi anni compositore di musiche per teatro. Interessato alla meccanica, elettronica (telecomunicazioni), all'aviazione da diporto e in maniera marginale alla musica. Due parole sui brani presentati: Principessa Mafalda è una trasposizione ai nostri tempi del naufragio del piroscafo Principessa Mafalda varato nel 1908 e naufragato nel 1927 vicino le coste del Brasile, rappresenta un parallelismo tra la strage di Lampedusa del 2013 con 377 migranti periti e il Mafalda con "solo" 314 morti. La canzone non vuole ricordare il disastro siciliano ma far riflettere e approfondire la storia e gli avvenimenti del piroscafo italiano con gli atti di eroismo del comandante Gulì del direttore di macchina Scarabicchi e dei marconisti Reschia e Boldracchi...non di soli Schettino l'Italia si fregia!! L'arrangiamento si alterna a suoni e strumenti medioorientali con sonorità sudamericane. L'inno del brigante Pietro Masi detto il Bellente è stato invece composto nel 2016 per la rappresentazione dell'omonima commedia dedicata a questo personaggio appignanese vissuto nel 20 dell'ottocento. La versione originale è stata composta in italiano modificata qualche giorno fa in dialetto per la partecipazione a questo concorso.

Video di presentazione

Brano in lingua italiana

 Principessa Mafalda


Sono giorni che questo piroscafo è stanco e malato
è un continuo vibrare da Genova quando siamo saliti
meglio sarebbe stato sostituire tutto lo scafo
come Ulisse si va alla deriva e ci sentiamo smarriti.

Sono cento e cento anni che dondoliamo su questo placido mare
che non sembra accorgersi della nostra folle paura
stai pur certo che almeno le nostre vite le venderò care
così che ti renderò la vittoria notevolmente più dura.

Con un occhio rivolto al pilota e l'altro fisso al timone
con le mani tengo stretta mia figlia in questo precario equilibrio
è uno sforzo ricordare la mia terra e persino il mio nome
sono io e sono io ancora vivo col mio libero arbitrio.

rit:
ad ovest vedo brillare che si rifrangono sulle onde
sembrano fuochi fatuio è la mia mente che si confonde
grido al nostromo di virare e mettersi di babordo
io sono a sinistra e voglio essere il primo a salire a bordo.

mi fa cenno il nostromo di non agitarmi sul ciglio
di questo guscio di noce che mi fa arrivare l'acqua alla gola
sento fredda e nera come il catrame non seguo il consiglio
lui sì che si agita e al petto mi punta la sua pistola.

è uno schiocco di labbra la cima cede tutto il suo ardore
riponevan fin troppa fiducia nella sua resistenza
oppure disinteresse di vite votate tutte a sparire
in una tossica e lugubre nube pregna di pestilenza

rit:
vanno le stelle vanno e il sale scende sulle mie ciglia
scendo sempre più giù in questo nero mare che mi assomiglia
stanchi noi veleggiamo in questo mare che ci cattura
l'aria mi ha abbandonato che strano le stelle le vedo ancora,
stanchi noi veleggiamo in questo mare che ci cattura
l'aria mi ha abbandonato che strano le stelle le vedo ancora.

Brano nel linguaggio dei territori

 Inno del brigante Pietro Masi detto il Bellente


Adè me tocca de lascià sta terra
ciò faticato sempre co u sudore
m'ha commannato de partì pe a guerra
comme coscritto pe l'imperatore

a deo lascià a ra casa a mia vella
mi madre babbu mia e tutti ri sogni
non pozzo manco vede mi sorella
me spettano au plotone ri compagni

ritornello:
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me so stroatu a casa stu fujettu
non ce capiscio niè ma vedo arreto
me vatte o core comme nu caprittu
me pare ci sta scritto Masi Pietro

non ce sto solo io che c'ha chiamatu
ne simo tanti quì de ru paese
a ra jendarmeia già ce so statu
me sa che scappo via pe ra maggese

ritornello:
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a pelle adè ra mia capitano
non me ne ha de dalla a un francese
non vojo che la pija u giacobino
pe facce fa ri sordi a u sua paese

Brunone a fa ri secchi non je vasta
che magnerà su fija e anche su mojie
quanno che me mozzeranno ra testa
issù a rcojerà a mezzo ae foje

ritornello:
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vulio fa come Peppe Sciabolone
e a ra coscritta io non ce so stato
non ce so gitu co Napoleone
io so scappato e ecchime bannito.

ritornello:
passa lu scovulo, butta ra porvera spegnela fino a ffonno
appiccia ra miccia e mira e spara co u cannò
simmo coscritti poèsse anche morti noi lu mettemo a cconto
marcimmo inquadrati pe l'esercito de napoleò